martedì 22 dicembre 2009

Candlemass: King Of The Grey Islands (2007)



Tittle tracks:
1. Prologue
2. Emperor of the void
3. Devil Seed
4. Of stars and smoke
5. Demonia
6. Destroyer
7. Man of shadows
8. Clearsight
9. The opal city
10. Embracing the styx

Dati tecnici:
GENERE: Epic Doom
DURATA: 58:51
ANNO D'USCITA: 2007
ETICHETTA: Nuclear Blast

Formazione:
Robert Lowe - vocals
Mats "Mappe" Björkman – Guitars
Lars "Lasse" Johansson – Lead guitar
Leif Edling – Bass -
Jan "Janne" Lindh – Drums

Official website:  
www.candlemass.se


Messiah Marcolin è andato nuovamente via, ma stavolta Edling e soci scelgono un sostituto davvero degno, cioè Robet Lowe gia cantante con i Solitude Aeternus. La band svedese sfodera una album davvero stupendo, grazie ad un sound fedelissimo ai canoni tipici dell'epic doom ma che riesce a regalare emozioni fortissime con brani di caratura davvero elevata.

Dopo il breve intro, Emperor Of The Void apre le danze in modo superbo, con una tessitura stumentale corposa e veloce, piena di epicità, grande il liricismo del nuovo frontman. Non scende il livello con le successive Devil Seed e Of Stars and Smoke, lente e ancor piu epiche, con Lowe che non fa rimpiangere il carismatico Marcolin.

(Robert Lowe, che ha sostituito Messiah Marcolin)

Sempre su atmosfere molto epiche e cadenzate anche i successivi brani tra cui spicca di gran lunga la superba Demonia e la cavalcata doom Embracing The Styx. Senza dare giudizi esagerati, questo album si accosta ai primi grandi capolavori della band, per ispirazione e pathos, riuscendo senza dubbio a eguagliare il precedente White Darf. Ritengo che la voce nei Candlemass è stata sempre la ciliegina sulla torta, visto il grande lavoro di base dell'autore Edling, che è anima e cuore della band. Però, questa volta, sia come immagine, sia come timbrica vocale, il nuovo cantante riesce a tenere l'animo in pace con una performance elevata e di qualità. Due righe anche per la copertina, un grezzissimo teschio, come un tempo, come se il tempo stesso... non fosse mai trascorso!


a cura di Arthur McPaul

mercoledì 2 dicembre 2009

Celtic Frost - Monotheist (2006)













Tittle tracks: 
1. Progeny
2. Ground
3. A Dying God Coming into Human Flesh
4. Drown in Ashes
5. Os Abysmi Vel Daath
6. Obscured
7. Domain of Decay
8. Ain Elohim
9. Totengott
10. Synagoga Satanae
11. Winter (Requiem, Chapter Three: Finale)

Dati tecnici:
GENERE: Doom/Gothic

DURATA: 01:13:15
ANNO D'USCITA: 2006
ETICHETTA: PDR/Century Media

Official website:

www.celticfrost.com
 

Il souno di Monotheist è compatto in ognuno degli undici brani. La band ha voluto rendere l'idea di qualcosa di molto grezzo, insistente e "noise" ma irrimediabilemte oscuro. La voce di Tom "Warrior" è pesante ma non distorta, anche se non mancano parti di screaming soffocato, che portano iin sè grande rabbia e dolore allo stesso tempo. Le prime due canzoni sono stilisticamente molto vicine a quanto detto, avendo in sè poca orecchiabilità, ma trasmettono un ritmo incalzante che difficilmente non si fà subito apprezzare.
In particolare l'apertura di "Ground" (ascoltabile in streming sul sito della band") ha molte radici nel Doom, cosa presente qua e la in molti riff dell'intero album. Ben diversa è invece "A Dying God Coming into Human Flesh" che si apre con voce e atmosfere molto funeree, che richiamono ferocemente sonorità dark wave in stile  Dead Can Dance. Nel corpo della canzone però il suono diventa molto roccioso assumendo tratti tipicamente Doom, se non fosse che la voce, effettata e "noise" mescola tutte le carte in tavola, creando nell'ascoltatore una sensazione di forte claustrofobia e psicopatia... Pezzo indubbiamente variegato e interessante, in cui la band mostra molta originalità nel rispolverare e riattualizzare idee un pò dimenticate dalle grandi bands.

Molto simile stilisticamente anche l'inizio di "Drown in Ashes" dove una gotica voce femminile (dai forti richiami di Into The Pandemonium) introduce, accompagnata dalla voce di Warrior, che a tratti ricorda i duetti degli Swans. "Os Abysmi Vel Daath" è un altro pezzo molto convullso, pieno di sottofondi noise, con chitarre che sibilano e confondono la percezione del ritmo. Riff granitici e lentissimi, voce incazzata ma ragionata, i Celtic Frost ti portano per mano nel buio. Verso la fine del lungo brano sovrastano atmosfere infernali prima della ripresa conclusiva. "Obscured" come il titolo suggerisce è una lenta marcia solenne verso l'oscurità. Altri forti richiami alle atmosfere di Into the Pandemonium ma il pathos stavolta è arricchito dalle parti vocali molto melodiche e dalle doppie voci in molte parti. Ascoltandolo per la prima volta, ho provato il maligno impulso del suicidio! Per chi ama i suoi lenti e patetici ma allo tesso tempo malati, questo album è un vero capolavoro e  il brano in questione lo dimostra. "My Domain Of Decay" propone ritmi più serrati che ricalcano la scia di To Mega Therion, con atmosfere tipiche del vecchio black degli anni '80, cosa ancor più evidente nella successiva "Ain Elohim".
L'album sembra acquisire dunque intensità e riapprodare su sonorità molto Metal. "Incantation Against" è cantato dalla splendita voce lirica femminile, segnando una pausa spirituale e "acustica" prima del gran finale. Pezzo molto rilassante, che vi farà sicuramente riflettere e liberare la mente dai precedenti incubi sonori.
"Synagoga Satanae" è il lungo brano che segna di fatto la fine dell'album, anche se non è l'ultimo della tracklist. Un lungo intro precede il corpo della canzone, che ricalca le sonorità Doom/Black delle precedenti song. Tutta da ascoltare e da ammirare per come non riesca mai ad annoiare.
Di fatto l'album è chiuso dall'undicesimo brano, "Winter (Requiem)" stupendo brano strumentale, con tastiere solenni e atmosferiche che chiudono l'infernale messa oscurara celebrata dai Celtic Frost, tornati finalmente da un lungo sonno che per troppo tempo li aveva tenuti lontani dalla scena.


A cura di Arthur McPaul

Celtic Frost - To Mega Therion (1985)



Tittle tracks: 
1. Innocence And Wrath (01:02)
2. The Usurper (03:27)
3. Jewel Throne (04:06)
4. Dawn Of Meggido (05:47)
5. Eternal Summer (04:31)
6. Circle Of The Tyrants (04:38)
7. (Beyond The) North Winds (03:08)
8. Fainted Eyes (05:09)
9. Tears In A Prophet's Dream (02:33)
10. Necromantical Screams (06:02)

Dati tecnici:
GENERE: Thrash Black
DURATA: 40:23
ANNO D'USCITA: 1985
ETICHETTA: Noise

Formazione:
Thomas Gabriel Warrior: Vocals, guitars
Martin Eric Ain: Bass
Stephen Priestly: Drums

Guest musicians:
Martin Eric Ain : Bass (Tracks 2, 3)
Wolf Bender : French horn (Tracks 1, 4 & 10)
Claudia-Maria Mokri : Additional vocals (Tracks 2, 6 & 10)
Horst Müller : Sound effects (Track 9)
Urs Sprenger : Sound effects (Track 9)

Official website:

Questo album apre le sperimentazioni dei Celtic Frost verso sonorità Black Metal più di largo respiro, con cori femminili, effetti, suoni rallentati e cupi, atmosfere epiche da kolossal movie, ricche di  trombe altisonanti e minacciose. Questo album contiene"The Usurper" è uno dei pezzi favoriti della band, che hanno suonato fino agli ultimi concerti in pubblico. 
Ma non è l'unico brano degno di nota, anzi, è difficile trovare un calo di qualità negli undici pezzi. "Eternal Summer" colpisce per il sound freddo e le ritmiche serrate ma lente, che richiamano parti di Norvegian Black Metal, come avverrà diversi anni più tardi. "Circle of the Tyrants" ricalca gli stessi tratti stilistici, ma propone nel corpus cemtrale una inquetnate voce che si ode in sottofondo, e nel complesso esprime un sound davvero glaciale, dai fasti epico-barbarici. "(Beyond the) North Winds" continene giri di chitarra vicini al black metal del periodo e ricorda per certi aspetti i Venom. "Tears in a Prophet's Dream" è un pezzo ambient, che riporta in mondi fantasy esplorabili solo nei migliori romanzi del genere. Sembra di essere al cospetto di entità sovrumane primitive, in una grotta abitata da spiriti maligni. Nel contesto è stupenda! "Necromantical Screams" chiude il capolavoro degnamente, con riff rallentati e dalle assonanze nordiche, la cui voce è abbellita da maligni e seducenti cori femminili. Questo è il tipico brano Black Metal degli anni '80. Credo che abbia una percorrenza d'ascolto infinita, cosi come l'intero album! Si chiude con le atmosfere epiche, i gong le trombe fastose, un sibiliò di chitarra prima del freddo buio.


Anche se vi ho parlato solo di alcuni dei pezzi, ascoltatevi l'intero "To Mega Therion", perchè se ancora non lo conoscete e amate il Black degli anni '80 e il Thrash, godrete come maiali!!! Grandissimi Celtic Frost, tra le mie bands preferite!!!

a cura di Arthur McPaul