martedì 22 dicembre 2009

Candlemass: King Of The Grey Islands (2007)



Tittle tracks:
1. Prologue
2. Emperor of the void
3. Devil Seed
4. Of stars and smoke
5. Demonia
6. Destroyer
7. Man of shadows
8. Clearsight
9. The opal city
10. Embracing the styx

Dati tecnici:
GENERE: Epic Doom
DURATA: 58:51
ANNO D'USCITA: 2007
ETICHETTA: Nuclear Blast

Formazione:
Robert Lowe - vocals
Mats "Mappe" Björkman – Guitars
Lars "Lasse" Johansson – Lead guitar
Leif Edling – Bass -
Jan "Janne" Lindh – Drums

Official website:  
www.candlemass.se


Messiah Marcolin è andato nuovamente via, ma stavolta Edling e soci scelgono un sostituto davvero degno, cioè Robet Lowe gia cantante con i Solitude Aeternus. La band svedese sfodera una album davvero stupendo, grazie ad un sound fedelissimo ai canoni tipici dell'epic doom ma che riesce a regalare emozioni fortissime con brani di caratura davvero elevata.

Dopo il breve intro, Emperor Of The Void apre le danze in modo superbo, con una tessitura stumentale corposa e veloce, piena di epicità, grande il liricismo del nuovo frontman. Non scende il livello con le successive Devil Seed e Of Stars and Smoke, lente e ancor piu epiche, con Lowe che non fa rimpiangere il carismatico Marcolin.

(Robert Lowe, che ha sostituito Messiah Marcolin)

Sempre su atmosfere molto epiche e cadenzate anche i successivi brani tra cui spicca di gran lunga la superba Demonia e la cavalcata doom Embracing The Styx. Senza dare giudizi esagerati, questo album si accosta ai primi grandi capolavori della band, per ispirazione e pathos, riuscendo senza dubbio a eguagliare il precedente White Darf. Ritengo che la voce nei Candlemass è stata sempre la ciliegina sulla torta, visto il grande lavoro di base dell'autore Edling, che è anima e cuore della band. Però, questa volta, sia come immagine, sia come timbrica vocale, il nuovo cantante riesce a tenere l'animo in pace con una performance elevata e di qualità. Due righe anche per la copertina, un grezzissimo teschio, come un tempo, come se il tempo stesso... non fosse mai trascorso!


a cura di Arthur McPaul

mercoledì 2 dicembre 2009

Celtic Frost - Monotheist (2006)













Tittle tracks: 
1. Progeny
2. Ground
3. A Dying God Coming into Human Flesh
4. Drown in Ashes
5. Os Abysmi Vel Daath
6. Obscured
7. Domain of Decay
8. Ain Elohim
9. Totengott
10. Synagoga Satanae
11. Winter (Requiem, Chapter Three: Finale)

Dati tecnici:
GENERE: Doom/Gothic

DURATA: 01:13:15
ANNO D'USCITA: 2006
ETICHETTA: PDR/Century Media

Official website:

www.celticfrost.com
 

Il souno di Monotheist è compatto in ognuno degli undici brani. La band ha voluto rendere l'idea di qualcosa di molto grezzo, insistente e "noise" ma irrimediabilemte oscuro. La voce di Tom "Warrior" è pesante ma non distorta, anche se non mancano parti di screaming soffocato, che portano iin sè grande rabbia e dolore allo stesso tempo. Le prime due canzoni sono stilisticamente molto vicine a quanto detto, avendo in sè poca orecchiabilità, ma trasmettono un ritmo incalzante che difficilmente non si fà subito apprezzare.
In particolare l'apertura di "Ground" (ascoltabile in streming sul sito della band") ha molte radici nel Doom, cosa presente qua e la in molti riff dell'intero album. Ben diversa è invece "A Dying God Coming into Human Flesh" che si apre con voce e atmosfere molto funeree, che richiamono ferocemente sonorità dark wave in stile  Dead Can Dance. Nel corpo della canzone però il suono diventa molto roccioso assumendo tratti tipicamente Doom, se non fosse che la voce, effettata e "noise" mescola tutte le carte in tavola, creando nell'ascoltatore una sensazione di forte claustrofobia e psicopatia... Pezzo indubbiamente variegato e interessante, in cui la band mostra molta originalità nel rispolverare e riattualizzare idee un pò dimenticate dalle grandi bands.

Molto simile stilisticamente anche l'inizio di "Drown in Ashes" dove una gotica voce femminile (dai forti richiami di Into The Pandemonium) introduce, accompagnata dalla voce di Warrior, che a tratti ricorda i duetti degli Swans. "Os Abysmi Vel Daath" è un altro pezzo molto convullso, pieno di sottofondi noise, con chitarre che sibilano e confondono la percezione del ritmo. Riff granitici e lentissimi, voce incazzata ma ragionata, i Celtic Frost ti portano per mano nel buio. Verso la fine del lungo brano sovrastano atmosfere infernali prima della ripresa conclusiva. "Obscured" come il titolo suggerisce è una lenta marcia solenne verso l'oscurità. Altri forti richiami alle atmosfere di Into the Pandemonium ma il pathos stavolta è arricchito dalle parti vocali molto melodiche e dalle doppie voci in molte parti. Ascoltandolo per la prima volta, ho provato il maligno impulso del suicidio! Per chi ama i suoi lenti e patetici ma allo tesso tempo malati, questo album è un vero capolavoro e  il brano in questione lo dimostra. "My Domain Of Decay" propone ritmi più serrati che ricalcano la scia di To Mega Therion, con atmosfere tipiche del vecchio black degli anni '80, cosa ancor più evidente nella successiva "Ain Elohim".
L'album sembra acquisire dunque intensità e riapprodare su sonorità molto Metal. "Incantation Against" è cantato dalla splendita voce lirica femminile, segnando una pausa spirituale e "acustica" prima del gran finale. Pezzo molto rilassante, che vi farà sicuramente riflettere e liberare la mente dai precedenti incubi sonori.
"Synagoga Satanae" è il lungo brano che segna di fatto la fine dell'album, anche se non è l'ultimo della tracklist. Un lungo intro precede il corpo della canzone, che ricalca le sonorità Doom/Black delle precedenti song. Tutta da ascoltare e da ammirare per come non riesca mai ad annoiare.
Di fatto l'album è chiuso dall'undicesimo brano, "Winter (Requiem)" stupendo brano strumentale, con tastiere solenni e atmosferiche che chiudono l'infernale messa oscurara celebrata dai Celtic Frost, tornati finalmente da un lungo sonno che per troppo tempo li aveva tenuti lontani dalla scena.


A cura di Arthur McPaul

Celtic Frost - To Mega Therion (1985)



Tittle tracks: 
1. Innocence And Wrath (01:02)
2. The Usurper (03:27)
3. Jewel Throne (04:06)
4. Dawn Of Meggido (05:47)
5. Eternal Summer (04:31)
6. Circle Of The Tyrants (04:38)
7. (Beyond The) North Winds (03:08)
8. Fainted Eyes (05:09)
9. Tears In A Prophet's Dream (02:33)
10. Necromantical Screams (06:02)

Dati tecnici:
GENERE: Thrash Black
DURATA: 40:23
ANNO D'USCITA: 1985
ETICHETTA: Noise

Formazione:
Thomas Gabriel Warrior: Vocals, guitars
Martin Eric Ain: Bass
Stephen Priestly: Drums

Guest musicians:
Martin Eric Ain : Bass (Tracks 2, 3)
Wolf Bender : French horn (Tracks 1, 4 & 10)
Claudia-Maria Mokri : Additional vocals (Tracks 2, 6 & 10)
Horst Müller : Sound effects (Track 9)
Urs Sprenger : Sound effects (Track 9)

Official website:

Questo album apre le sperimentazioni dei Celtic Frost verso sonorità Black Metal più di largo respiro, con cori femminili, effetti, suoni rallentati e cupi, atmosfere epiche da kolossal movie, ricche di  trombe altisonanti e minacciose. Questo album contiene"The Usurper" è uno dei pezzi favoriti della band, che hanno suonato fino agli ultimi concerti in pubblico. 
Ma non è l'unico brano degno di nota, anzi, è difficile trovare un calo di qualità negli undici pezzi. "Eternal Summer" colpisce per il sound freddo e le ritmiche serrate ma lente, che richiamano parti di Norvegian Black Metal, come avverrà diversi anni più tardi. "Circle of the Tyrants" ricalca gli stessi tratti stilistici, ma propone nel corpus cemtrale una inquetnate voce che si ode in sottofondo, e nel complesso esprime un sound davvero glaciale, dai fasti epico-barbarici. "(Beyond the) North Winds" continene giri di chitarra vicini al black metal del periodo e ricorda per certi aspetti i Venom. "Tears in a Prophet's Dream" è un pezzo ambient, che riporta in mondi fantasy esplorabili solo nei migliori romanzi del genere. Sembra di essere al cospetto di entità sovrumane primitive, in una grotta abitata da spiriti maligni. Nel contesto è stupenda! "Necromantical Screams" chiude il capolavoro degnamente, con riff rallentati e dalle assonanze nordiche, la cui voce è abbellita da maligni e seducenti cori femminili. Questo è il tipico brano Black Metal degli anni '80. Credo che abbia una percorrenza d'ascolto infinita, cosi come l'intero album! Si chiude con le atmosfere epiche, i gong le trombe fastose, un sibiliò di chitarra prima del freddo buio.


Anche se vi ho parlato solo di alcuni dei pezzi, ascoltatevi l'intero "To Mega Therion", perchè se ancora non lo conoscete e amate il Black degli anni '80 e il Thrash, godrete come maiali!!! Grandissimi Celtic Frost, tra le mie bands preferite!!!

a cura di Arthur McPaul

venerdì 6 novembre 2009

Candlemass - Epicus Doomicus Metallics (1986)















Tittle tracks:
1. Solitude 05:37
2. Demon's Gate 09:13
3. Crystal Ball 05:23
4. Black Stone Wielder 07:35
5. Under the Oak 06:56
6. A Sorcerer's Pledge 08:18

Dati tecnici:
GENERE: Epic Doom
DURATA: 43:02
ANNO D'USCITA: 1996
ETICHETTA: Black Dragon rec.

Formazione:
Leif Edling : Bass
Mats Bjoerkman : guitars
Matz Ekstroem : Drums
Johan Lanquist : Vocals

Official website:
www.candlemass.se

Recensione:
I "Nemesis" dopo qualche demo cambiano nome in Candlemass ed esordiscono con il loro primo full lenght su vinile. Era il 1986, anno in cui l'Heavy Metal iniziava  a spopolare in tutto il mondo grazie anche al contributo dei paesi nord europei, come la Svezia da cui essi provengono. "Epicus Doomicus Metallicus" è un album dalla qualità stilistica e creativa eccezionale e non per altro ha inaugurato ufficialmente la stagione mai terminata del Doom Metal! Con un teschio trafitto da una croce, la nera copertina è già un'anticipazione di quello che è l'ascolto. Toni lirico/drammatici, vocalizzazioni che comprendono bassi e alti, assoli melodici ma cupi, doppia cassa e parti di drumming molto rallentate, refrain di basso e improvvise accelerazioni Heavy, insomma una texture eterogenea ed epica di sonorità Metal di altissima ascoltabilità ed orecchiabilità. Ad aprire le danze é la stupenda "Solitude" , che parla del desiderio di morire in solitudine, nel buio. Musica e melodie strepitose, soprattutto il ritornello, che dice pressappoco "lasciami morire in solitudine..." ! La successiva "Demon's Gate" nasce dall'ispirazione di un grande Cult Movie '80, "The Beyond" del maestro Lucio Fulci. Una grande galoppata Doom, con suoni tetri e melodici allo stesso tempo! "Crystal Ball" è la sfera di cristallo che svela il futuro, fatto di visioni e incubi. La base strumentale è molto solida, melodica come sempre la voce e gli stacchi in toni alti di chitarre.
Dura oltre 7 minuti la successiva "Black Stone Wielder" una encomiabile cavalcata epica che precede "Under The Oak" aperta da un bell'assolo di chitarra e da una voce rauca. Un intrigante arpeggio poi fa da tessuto a toni ancor più caldi e alti, presto intrecciati alla pietrosa chitarra di Bjorkman e all'assolo più colvulso di Bergwall (session man in quest'album). Chiude lo strepitoso disco la lunghissima "A Sorcerer's Pledge", che si apre con un arpeggio e una parte vocale davvero bella, infatti la voce di Langquist, seppur non bella come quella di Messiah Marcolin, che entrerà in pianta stabile successivamente, è comunque adatta al genere. Ma dopo l'intro un granitico riff di chitarra fa partire la marcia Heavy. anche in questo caso i minuti passeranno senza accorgersene!
Un lavoro eccezionale, che è tuttavia solo il primo passo di quello che poi la band farà in futuro, grazie anche all'arrivo del grandissimo singer Marcolin. I Candlemass, mescolano suoni sabbathiani, con l'heavy della Nwobhm, aggiungono atmosfere gothic/epic, piene di magia, mistero, morte. Sfruttano l'esperienza con i precedenti Nemesis, si esaltano e danno vita ad un genere che ha nei suoi toni melodrammadici l'Heavy Metal nel sangue!


a cura di Arthur McPaul

martedì 27 ottobre 2009

War For Thrash Metal Festival 2005


(la locandina ufficiale)


Dopo soli pochi mesi dalla nascita della nostra webzine War For Thrash, venne organizzato il primo dei due "War for Thrash Metal Festival", con sede al Country Star di Padova, locale storico per l'ostinato supporto alla scena underground nel Nord-Est Metal d'Italia.
La manifestazione che si tenne il 24 settembre 2005, ebbe un grande successo, con una partecipazione stimata di almeno 400 spettatori e una durata di ben 5 ore di spettacolo.
Tra gli ospiti della kermesse, oltre a reporter dai più illustri webmagazine metal d'Italia, ci fu persino l'eroe vivente del Black metal, Attila dei Mayhem.
Lo scopo della manifestazione fu dare lustro a bands del Metal estremo, dal Thrash al Black e rilanciare la tracollante scena underground verso nuove mete di pubblico e consensi!
I primi a salire sul palco furono i Soulpit, band padovana emergente che sfoggiaò una prestazione eccellente, suonando con cattiveria pura un granitico Death Metal che spaziava dagli "In Flames" agli Amon Amarth. Tecnici e grintosi, dopo quella serata si inposero sulla scena del Triveneto con numerosi demo e album di grande spessore.

A seguire, i Devaster, Thrash metal band padovana, fresca dall'esordio su cd con il demo "Infernal March". 40 minuti di fuoco e d'armeria pesante, con sonorità dai Destruction, ai Sodom agli Exodus. Assieme ai loro brani eseguirono stupende cover, supportati dal cantante dei Jockerhead per alcune cover dei mitici Motorhead.

La terza band, fu i Mercy Of Devil, altra novità dell'epoca novità, della scena pordenonense, che aveva offeso e umiliato tutti con il demo di esordio. Il carisma del cantante Cavalli e il sound con venature Thrash/Black fece scatenare la folta platea in poghi continui.
Dopo un'ora di devastazione, col pubblico parzialmente ubriaco e incattivito, salirono sul palco i Kautery, band padovana dedita ad un Thrash Death estremo, che aveva da poco realizzato il discusso demo "Living Crusher".
A concludere la serata, gli ospiti per eccellenza, i Martyrium, da Malta. Portavoci di un infernale e ipnotico Black Metal, a tratti sinfonici, furono la ciliegina sulla torta per un evento irripetibile, che rimarrà nella storia padovana e italiana del Metal estremo.


(Soulpit)


(Devaster)


(Mercy of Devil)


(Kautery)



(Martyrium)



(Arthur McPaul e Attila dei Mayhem)



(fans con il cantante dei Martiryum)





lunedì 26 ottobre 2009

La nascita del Death Metal (di Arthur McPaul)


Il Death rappresentò nel corso degli anni ’80, la punta più estrema raggiunta dalla musica e dalla cultura Metal. 
Caratterizzato da violenza ritmica inaudita, voce distorta, sensazioni claustrofobiche e misantropiche, andò modellandosi fino a frantumarsi in diversi sottogeneri contaminati da altre sonorità.
Ufficialmente tale genere nacque in Florida (USA), un paese che mescolava in sé varie culture spesso estreme e contraddittorie situazioni sociali ricche di ossessioni, vizi, divertimento senza limite, ricchezza e povertà.
Chuck Schuldiner è colui che più di tutti si è prodigato per disegnare i connotati stilistici già nel lontano 1983, prima con i Mantas, poi con i Death.


(Mantas)

A seguirne l’esempio furono poi i Morbid Angel e i Deicide.
Il Death Metal abbracciava in sé tematiche strabordanti di morte e nichilismo. La figura umana veniva straziata, mutilata, defunta e rianimata; ascoltando “Scream Bloody Gore” infatti, primo Lp ufficiale dei Death, era cosa normale sentire puzza di cadavere nell’aria!

Le fonti d’ispirazione, come tutti i generi del metallo pesante, andavano dal grezzo Speed/Black dei Venom o il Thrash Black degli Hell Hammer, alla violenza degli Slayer. Grande merito va dato anche ai Possessed, band che più di ogni altra, ha ispirato il Death, come anche il Black. Uno dei loro brani si intitolava proprio “Death Metal”.


(Hell Hammer)

Poco più tardi giunsero gli Obituary, altri maestri del Death Metal americano. Nelle loro song, mutilazioni, sangue, violenza e orrore si sprecavano senza limiti. Loro si sentivano la voce brutale che narrava gli aspetti putridi della società americana, che tra vita frenetica, locali scintillanti e ricchezza ostentata, si poggiava senza volersene rendere conto, su squallidi sobborghi, fatti di pestilenziale nullità, povertà e delinquenza. La band, traccia con gli album “Slowly We Rot” (1989), “Cause Of Death” (1990) e “The End Complete” (1992) un percorso flagellato di sangue.



(Death: Scream Bloody gore)

Ma dopo lo shock iniziale, la scena mondiale resta affascinata dal nascente Death e ovunque iniziano a sorgere bands, di cui molte a cavallo tra ’80 e ’90, guideranno il Metal fino ai giorni nostri.


(Obituary: Cause of death)
Il fenomeno Death non coinvolse solo le nuove bands underground, ma persino quelle ben consolidate e affermate nel Thrash Metal. In “Tappin The Vein” i tedeschi Sodom si lasciarono quasi contagiare dal virus floridiano e il sound ne risultò pesante, spesso rallentato con improvvise accelerazioni tipiche del Death metal.
Ma a metà tra i due generi furono all’inizio anche da i brasiliani Sepultura, ma  con “Beneath The Remains” (Roadracer rec) e “Arise” crearono definitivamente uno stile diverso dalla scuola floridiana, ma non per questo meno interessante.
Floridiani d’adozione furono invece i Malevolent Creation, che si trasferirono da New York. Anch’essi prodotti dal mitico Scott Burns, con l’album d’esordio “The Ten Commandaments” (1991) affrontarono le sonorità splatter/horror tipiche del genere con una perizia d’esecuzione eccellente. Come diranno più volte, ad ispirare le loro claustrofobiche visioni di sangue, furono soprattutto, i mitici horror movies ’80 di Carpenter, Saimi e Romero.


(Morbid Angels: Altars Of Madness)

Come accennato all’inizio, tra i grandi ispiratori troviamo amche i Morbid Angel, guidati dal carismatico chitarrista Trey Azagtoth, che si dichiarava essere un vampiro vecchio di 300 anni… e dalla voce estrema di David Vincent. 
Il loro album d’esordio “Altars of Madness” frantumò tutto con violenza e affrontò temi che andavano dal sacrilegio al satanismo, senza tuttavia scadere nella rabbia fanatica di Benton. I Deicide infatti si poserò violentemente alla ribalta copiando un po’ l'attitudine venomiana di" più cattivi a ogni costo".
La band di Tampa, infatti era dichiaratamente satanista, sia nei testi che nelle uscite live e lo ribadiva senza alcun freno. Anzi, il cantante Benton, si marchiò a fuoco la fronte con l'effige della crore rovesciata e spesso si lasciò andare a trovate paranoiche con il pubblico e la stampa, a metà, tra la farsa e grottesco. La loro tecnica intricata e dirompente farà scuola in tutto mondo, le loro canzoni basta ascoltarle una volta per memorizzarle.


(Deicide: l'album omonimo)

Almeno fino all'album "Once Upon The Cross" saranno i maestri del Death Metal satanico, non avendo rivali capaci di suonare meglio.
Chris Reifert, ex batterista dei Death, fondò nel 1986 gli Autopsy,  altra band che  fece la storia del genere. A fare molto scalpore fu la copertina del debut Lp:"Severed Survival" (1989), in cui appariva un uomo dilaniato da ganci di metallo. A causa di questa provocazione, all'inizio fu mal vista dai negozi di dischi, che non vendevano solo Metal e il disco rifiutato.
Successivamente fu sostituita da una neutra per permetterne la distribuzione regolare.
L'anno seguente, approdò sugli scaffali di dischi "Piece Of Time", innovativo debut album degli statunitensi Atheist, band capace di mescolare alla violenza Death, un sound tecnicissimo, con sessioni ritmiche di altissima qualità, che migliorano ulteriormente con il successivo "Unquestionable Presence" (1991). Il Death inizia a produrre quindi lavori stilisticamente diversi, incentrati non solo sull'orrore e sul satanismo.
Dal Canada si fecero vivi (per modo di dire...) i Gorguts, il cui Lp d'esordio "Considerrated Dead" ancora una volta prodotto dalle abili mani di Scott Burns per la Roadrunner, segnò un ulteriore passo insanguinato nei meandri del Death Metal mondiale. La voce del cantante Luc Lemay, ricalcava i maestri Benton e Vincent, mentre è ospite in ben 3 songs il cannibale americano Chris Barnes, vocalist dei Cannibal Corpse.


(Cannibal Corpe: "Tomb of the Mutilated", la copertina censurata)

I Cannibal Corpse sono infatti la band "cannibale" per eccellenza. Subito famosi per le loro putride copertine, adoravano lo splattrer, il sangue, le mutilazioni corporee. Le loro canzoni furono e rimarranno per sempre un vero e proprio viaggio claustrofobico nell'obitorio, tra zombie cannibali, cadaveri divorati dalle larve, uomini dilaniati da incidenti mortali. La voce del cannibale Barnes è agli estremi per la pronuncia e per l'ascolto umano. Egli infatti più che cantare emetteva dei gorgottii, in cui era impossibile riconoscere la parola pronunciata. La band, collaborò con Benton dei Deicide, ma si tiene lontana da fascinazioni sataniste, tuttavia esagerarono senza limiti sull'offesa alla natura umana. Con l'album successivo, l'opinione pubblica inizia a rendersi conto dei loro malati incubi. "Butchered At Birth" (Metal Blade, 1991) riaffrontò con ancor più cattiveria gli stessi temi. Ma è soltanto con il terzo vomitevole album "Tomb Of The Mutilated", che i Cannibal Corpse, sbarcarono in Europa e iniziarono ad entrare a pieno merito tra i grandi gruppi del Metal di tutti i tempi. In questo terzo disco, i limiti sono frantumnati senza pietà e precedenti. La copertina, rappresentava due zombi putrefatti che praticavano sesso orale. Questa volta vennero censurate la copertina e i testi. Ma nulla potette fermare la band, che diventò la Splatter Metal band per eccellenza.

Rick Rozz, ex-componente dei Death, fondò nel 1989 una nuova devastante band, i Massacre, con cui registrò nel 1990 l'EP "Inhuman Condition", contenente una cover dei Venom ("Warhead") cantanta da Cronos! Fu sempre Scott Burns a registrare l'Lp d'esordio, "From Beyond" (1991, Earache). Lo stile della band si fece subito apprezzare con cambi di tempo violenti, calibrati e assoli ad effetto! La band sulla retrocopertina specificava che il cantato di Kam Lee non è stato assolutamente effettato, ma dir la verità si stenta un pò a crederci. Sempre dalla Florida per la Nuclear Blast debuttarono i Monstrosity con "Imperial Doom" (1992), mentre dai sobborghi di Long Island, New York, presero forma i Suffocation, che diedero una lezione violenta e brutale, prima con l'Ep "Human Waste" (Nuclear Blast, 1991) e poi con l'album "Effigy Of The Forgotten" (Roadrunner, 1992). Si distinsero la velocissima drum session, di Mike Smith e la voce abissale di Frank Mullin.

I lousiani Exhorder, ancora più brutali di Obituary e Deicide, parlavano di perversioni estreme e senza fine! "Slaughter In Vatican" (1990, Roadracer) annoverava brani devastanti come "Legions of Death" e "The Tragic Period", mentre nel successivo album "The Law" (1992) c'era persino una cover dei Black Sabbath "Into the Void". Gli Usa, dunque, sprofondarono irrimediabilmente senza pietà nei meandri del Metallo dell Morte!

Ma l'Europa di certo non restò a guardare. Quando il Death giunse infatti sul vecchio continente, si fuse con la differente cultura, assumendo nuove sfumature di morte.
Gli Entombed irruppero nella scena mondiale con "Left Hand Path" (1991) e il successivo "Clandestine", album che fece scuola dettando i nuovi stilemi del Death Metal. La band nordeuropea potette essere affiancata fin da subito ai mostri sacri come Death, Morbid Angel, Deicide, Obituary.
Sempre dalla fertile penisola scandinava suonavano Death Metal di alto spessore i Grave, che dopo un paio di demotape, si fecero conoscere con l'Ep promozionale "Tremendous Pain" , l'album di debutto "Into the Grave" (1991, Century Media) e il successivo "You'll Never See" (Century Media, 1992), dal sound molto consono a quello floridiano è spesso influenzato dai più famosi Entombed. Altra band dell'area scandinava furono i Therion, ultraveloci e creatori di canzoni dalle tematiche spesso misteriose e gotiche, inserendo spesso parti di tastiera e voci femminili. Esordirono nel 1992 con "Beyond Sanctorium".


(Unleashed)

Gli svedesi Unleashed, emersero dalle ceneri dei Nihilist, formazione base dalla cui scissione nacquero anche gli Entombed. Il leader bassita/cantante Johnny Edlund, con la nuova band pubblicò nel 1991 "Where No Life Dwells" grande capolavoro del Death europeo, mentre molto influenzato dai "cugini" Entombed, fu il successivo "Shadows In The Deep" in cui figurava una celebre cover dei Venom "Countess Bathory" e parti spesso pervase di epicità.
Ma la Svezia, già dall'epoca iniziò a sfornare bands death maggiormente melodiche, che poi costituiranno quello che sarà definito negli anni 2000, appunto "Death Svedese". Una di queste. furono i celebri At The Gates, che con l'album "The Red In the Sky Is Ours", inglobarono violini, atmosfere malinconiche e oscure nel classico death.



(Cadaver)

Norvegesi furono invece i Cadaver, definiti come una delle Death Metal bands più violente ed estreme in Europa. Nel loro album d'esordio, "In Pains" (Earache, 1992), il trio mise in mostra grandi doti mescolando influenze dai Coroner ai Carcass.
Dopo la fuoriuscita dagli Entombed, Petrov non si diede per vinto e formò una nuova band, i Comecon, che debuttarono nel 1992 con l'album "Megatrends In Brutality" (Century Media), nel quale c'era molta influenza Entombed e nulla di più viene aggiunto ad un Death Core un pò scontato. Agli inizi, i norvegesi Dark Throne suonavano un Death oscuro e gotico. ricco di atmosfere pagane, ne è prova "Soulside Journey" (1991) e "A Blaze In The Northen Sky" che sono due sigilli della scena scandinava.
Dalla vicina finlandia, sempre a cavallo tra '80 e '90 si formarono i Disgrace, che con un Ep d'esordio dai richiami Lovecraftiani "Cats Of Ulthar" e l'album "Grey Misery" proposero un Death Metal claustrofobico.

Come non citare poi i Dismember, svedesi, che partirono in tour con i Morbid Angel, facendosi conoscere per il loro deciso Death Metal granitico e senza compromessi e per le copertine e le retrocopertine abbondantemente estreme e censurate in Inghilterra. "Like An Ever Flowing Stream" e il loro primo album, copertinato dal maestro degli artwork death: Dan Seagrave.
Nel 1992 uscì anche l'Ep d'esordio dei Dissection, ("Into Infinite Obscurity") tra le bands attualmente più famose del death nord eurpoeo.
Gli Edge Of Sanity, forse meno conosciuti, anch'essi svedesi, avevano accenti Death alla Pestilence, ed erano attivi dal 1991, anno in cui pubblicano "Nothing But Death Remains" per la Black Mark.
L'anno successivo invece pubblicano "The Unorthodox", con svisate grind, parti sinfoniche e l'introduzione in alcune parti delle tastiere.

I Pestilence, olandesi, erano già attivi dal 1986, fondati dal cantante chitarrista Patrick Mameli, ma approdarono ad un maturo e deciso Death Metal solo con il terzo album "Testimony Od The Ancient", prodotto guarda caso dall'instancabile Scott Burns nel 1991. Olandesi, furono anche i Sinister, formazione ricca di sonorità death alla Deicide e Entombed, ma anche più Thrash come Kreator. "Cross The Styx" album d'esordio prodotto da Alex Krull degli Atrocity, presentava tratti oscuri e brutali e a detta della band, si ispiravano agli horror movies e alla demonologia.
Celebri all'epoca gli altri olandesi Gorefest, che esordirono con un Brutal Death di ottima fattura nel 1991 grazie all'album "Mindloss", che li identificò come la versione europea dei Cannibal Corpse.
Titoli pieni di ripugnanti atti di cannibalismo e torture, voce cavernosa e misantropica di De Koeijer, ricordavano senza troppi dubbi Chris Barnes e soci. Nel mini live, "Live Misery" (1992) e l'album "False" (Nuclear Blast, 1992) la band riconfermò con maggiore maturità le premesse Brutal Death.

Il Death Metal dunque si diffonde a macchia d'olio anche nel Vecchio Continente, con la nascita di numerosissime valide formazioni in Inghilterra, Germania, Francia e poco dopo anche in Italia. Nel 1989, contagiati già dal morbo fuoriuscirono dall'underground i francesi Loudblast, con l'album "Sensorial Treatment" prima e "Disincarnate" (1991) poi, con un suono che risentiva molto dei celebri Nocturnus, Morbid Angel e Coroner. Sempre dalla Francia ricordiamo brevemente i Mercyless, caratterizzati dalle tipiche accelerezioni Pestilence, pubblicarono nel 1992 "Abject Offerings", la cui copertina è un quadro di Salvador Dalì.

Nella vicina Austria prese corpo già nel 1988 il progetto Puingent Stence, formazione atipica del Death Metal europeo, che si mostrò sarcastica e cinica, ed esordirono per la Nuclear Blast (1989) in uno split assieme ai Benediction. I Benediction infatti sono una delle formazioni storiche inglesi della Birningham Area. Il loro primo album, "Subconscious Terror" e il successivo  "The Grand Leveller", testimoniarono un'ottima fattura tecnica, con parti studiate ritmicamente, originali e pervase da qualche sound Doom. Birningham è senza discutere la terra dei celeberrimi Bolt Thrower, che si ispirarono ai giochi di ruolo del mondo di Warhammer. Le loro copertine sono realizzate proprio dai disegnatori dell'almanacco mensile White Dwarf, edito anche in Italia da qualche anno. Il loro sound d'esordio fu molto variegato e si evolse nel corso degli anni, mantenendosi comunque sempre vicino al Death metal, quello granitico e claustrofobico, dove orde di barbari combattono senza fine, sprofondando in una vita densa di sangue, dolore, cupezza. Uno degli album più famosi della band fu "Realm Of Chaos" (Earache,1989), che proseguiva le fantastiche vicende eroiche del primo "The Peel Session" (1899) e che vennero concluse nel terzo capitolo "Warmaster" (1991).
Condottieri mondiali del Death Metal furono i Cancer, anch'essi inglesi, paragonabili ai maestri Morbid Angel e Death per celebrità. Il trio propose un Death Metal ad altissimi livelli, che nel primo album "To The Glory End" (1990) era pervaso da elementi perversi e gore. Mentre il secondo "Death Shall Rise" fu prodotto dal maestro Scott Burns e vide come guitar guest l'ex Death e Obituary J. Murphy. Band di supporto ai Carcass, Entombed e Bolt Thrower, furono i britannici Impaler, che pubblicarono il primo lavoro nel 1992 ("Charnel Deity"), mostrando cadenze tipiche degli Autopsy.
Influenzati dai maestri Napalm Death e Bathory, i britannici Necrosant, fusero Death e Grindcore. Erano caratterizzati da voce vomitevole, testi apocalittici e carichi di pestilenze e miserie. Esordirono nel 1992 con "Incarnate", dove tra l'altro dimostrarono di aver ben appreso le lezioni Bolt Thrower.


Danzig- III How the God Kills (1992





Tittle tracks:
1. Godless (06:51)
2. Anything (04:49)
3. Bodies (04:26)
4. How The Gods Kills (05:57)
5. Dirty Black Summer (05:15)
6. Left Hand Black (04:30)
7. Heart Of The Devil (04:40)
8. Sistinas (04:26)
9. Do you Wear The Mark? (04:47)
10. When The Dying Calls (03:32)

Dati tecnici:
GENERE: Psichedelia/Doom/Heavy
DURATA: 46:11
ANNO D'USCITA: 1992
ETICHETTA: Def. American

Formazione:
Glenn Danzig: Vocals and Keyb.
Eerie Von: Bass
John Christ: guitars
Chuck Biscuits: Drums

Official website:
www.www.danzig-verotik.com

Recensione:
Se Jim Morrison fosse ancora vivo, avrebbe realizzato sicuramente un album dalle sonorità simili a "How The god Kill" di Danzing. Infatti l'album in questione ha molte sonorità blues, psichedeliche e cadenze vocali che ricordano la scena sixties losangeliana dei The Doors, Love e The Seeds. Purtroppo ricordo con dispiacere che quando quest'album fu pubblicato anche in Italia, non ebbe molto successo fra i metallari, forse perchè estraneo al sound Metal in auge in quegli anni e troppo "morrisoniano". Molti personaggi che lo recensirono, invece ascoltavano tranquillamente altre amenità Hard rock come Scorpions, Europe, Bon Jovi ecc... Ma la figura di Morrison è stata per ignoranza sempre mal vista nel Metal, a causa di un film sulla loro storia, del tutto montanto, che lo dipinge come un tossico fighetto buffoncello. Danzig invece ha riportanto letteralmente in vita la voce di una figura trasgressiva, che ha contribuito allo sviluppo del rock e quindi indirettamente anche alle sonorità più estreme.
Ci sarebbe molto da dire su Morrison, perchè egli odiava le contaminazioni, odiava il commerciale, era antisociale... Molto meglio cioè di molte bands nu-metal o contaminate che alcuni ascoltano pur definendosi metallari... Ma in quest'articolo si parla della carismatica figura di Danzig, ed a lui vanno tutti gli onori!

L'album è un gran bel lavoro di Hard Blues e Psichedelia, senza tuttavia tralasciare svisate ritmiche Metal e comunque quasi sempre su sound tipicamente Hard-Rock. Danzig ovviamente è il protagonista assoluto, grazie alla sua voce melodica, cadenzata, lamentosa, strisciante, seducente e velenosa... come quella di Morrison. Da apprezzare molto l'arrangiamente sonoro, che seppur con suoni più consoni agli anni in questione (siamo nei primi '90) è adatta al genere, cosa che molte altre bands non riescono ad ottenere volendo emulare e reinterpretare i miti rock del passato...
Grande il pathos stilistico nell'opener track "Godless" e soprattutto in "Bodies" (...please don't cry...) che regala attimi di grande sofferenza emozionale. Stupende le atmosfere di "Dirty Black Summer" e "Sistinas", ma non scherza nemmeno "Heart Of The Devil"... Citarne qualcuna è solo un fatto relativo, perché l'album è su livelli molto stabili e alti, per cui tutte si fanno ascoltare, cantare e riascoltare. Molti, da sempre, hanno criticato un pò la buffonaggine di Danzig, perchè ha un pò il carattere da rock star, irriverente e trasgressivo, posando spesso in foto da eroe... Ma la stessa gente che lo critica ascolta poi personaggi anche meno estremi e ancor più anacronistici e grotteschi... che non hanno nemmeno potenzialità espressive per essere paragonati a Danzig stesso. I controsensi non finiscono mai, soprattutto nel Metal... Comunque, (come mi sento spesso dire dai giovani delle nuovegenerazioni), ognuno è libero di esprimere quello che pensa, e mentre loro ascoltano il fecciume delle nuove bands Nu Metal e bands come Green Day... io resto testardo e fermo sulla mia idea, e ascolto il "vecchio" Metal, Danzig compreso. Il giudizio ai Posteri... (se i posteri vengono su come stanno venendo in molti casi, però... meglio ridarlo più giudiziosamente ai cavernicoli del passato o ai grezzi e sani thrasher...)


a cura di Arthur McPaul

venerdì 23 ottobre 2009

SoulDaemon - Fragment of Sanity - 2005











 Tracklist:
1- Canticle of Blind
2- ...From Desert
3- Each Day
4- Remembrances, desolation of... ( instr. )
Video track: Canticle of Blind

Dati tecnici:
Genere: Death Gothic sperimentale
Anno: 2005
Etichetta: Autoprodotto


Recensione:
SOULDÆMON è l'interprete di un originale progetto solista che sta portando avanti con grande dedizione dal 1999. Si tratta di produzioni in bassa fedelta acustica, che contengono sperimentazioni virtuose di basso e voce. I vocalizzi brutali e claustrofobici, fanno da eco a misantropiche galoppate o arpeggi di basso distorto. SOULDÆMON crea un mondo reale ma fantastico di dolore, di negativa ricerca verso la luce, facendo parlare il suo essere come tremenda figura distorta della nostra società. Questo personaggio-bambino, disegna psicotici paesaggi su un quaderno di scuola elementare. Le copertine infatti sono la dimostrazione più evidente che a dirigere i sinuosi pensieri distorti, c'è una figura, forse bambino, forse uomo rimasto tale, che ha in sé agghiaccianti presagi sulla morte, sul nostro destino e scrive testi densi di paure, dolore, depressiva melanconia. Ascoltando al buio questa musica, ci si puo calare in una grotta dell'animo, rischiarati forse solo da una fioca candela di morte. Nebbia e gelido freddo invernale, sono vortici senza età del virtuoso bassista SOULDÆMON! Agli amanti delle produzioni demos piu underground, agli amanti del sound cavernoso ma goticheggiante nei ritmi, a coloro che adorano il basso come strumento, ai virtuosi sperimentalisti, a tutti voi consiglio caldamente di ascoltarlo. Ma lo consiglio a tutti coloro desiderano qualcosa di originale e insolito nell'ambito astremo. Si astengano invece coloro che amano le superproduzioni e i brani plastificati pronti per l'uso (..e getta). Come parleremo più in dettaglio, SOULDÆMON è giunto, nel marzo del 2005 alla sua terza realizzazione, intitolata "Fragment Of Sanity", che rappresenta una tappa fondamentale, per ricerca stilistica, dei suoi project. Il suono ha infatti conosciuto una evoluzione che nel corso degli anni, pur restando ancorato saldamente alla sperimentazione basso/voce, è cresciuto, sia qualitativamente, sia in fatto di ricerca estetica verso il gelo e la fantasia tematica. Il cammino è forse lungo per il virtuoso bassista, nella metamorfosi finale delle sue brillanti idee, ma posso tranquillamente dire che è giunto di fronte a qualcosa che va già oltre la sfera della pura ricerca.  Se consideriamo infatti "Fragment..." come lavoro di ricerca sperimentale non possiamo non elogiarlo in ogni sua parte. Il Demo è composto da 4 tracks e un videoclip, realizzato con la tecnica dell'accostamento claustrofobica di immagini e sequenze video (davvero strano e affascinate). Nelle canzoni fa da padrone assoluto la voce, che ha una profondità e una consistenza non indifferente, oltre che grande originalità. Il basso sostituisce con grande energia le chitarre, la batteria , le tastire. Riesce cioè da solo a reggere l'impatto acustico, al fine di valorizzarne la sperimentazione sonora. Infatti non bisogna essere stupidi da cadere nell'errore di giudicare il lavoro come incompleto, perchè allora si finirebbe per essere bigotti e con i paraocchi. Le songs sono state registrate così, per espresso deisiderio dell'artista. Nella prima "Canticle Of Blind" è molto azzeccata la parte centrale con il basso che mostra le sue doti in un assolo molto "celtico" e medievaleggiante. Si apre su ritmi "souldaemoniani" più veloci la seconda "From Desert", dove il basso riverberato e strisciante intesse riff claustrofobici per cedere il passo a stacchi saturi di estraniante violenza. "Each Day" ha un grande regalo per tutti i rompiballe che osano pensare che il lavoro sia incompleto di strumenti. Contine infatti un battente che da come un metronomo demoniaco il tempo. Ovviamente qui c'è piuttosto che dare il tempo, l'intenzione di sperimentare nella sperimentazione, una sorta di "myse an abim" dettata a allargare la gamma dei pochi toni alti. Ma oltre ai tocchi di piatto e battente, fa scena il lungo assolo di scale centrale, fatto da un artista autodidatta, che potrebbe insegnare a molti a suonare il basso nel Metal. Infine l'ultima track ( "Rememrance Desolation Of" ) si apre con un arpeggio molto gothico, che mi ricorda alcuni lavori underground che mi capitò di ascoltare nei primi anni '90, tra il Dark e il Gothic appunto. Da ascoltare mentre si è immersi nei propri incubi... Allora forse, potreste perdere l'ultimo lembo di sanità mentale  che resta nel vostro cervello. Laciate scorrere il Cd, e risvegliatevi mentre un flebile demone sembra volervi ancora parlare...

a cura di Arthur McPaul

giovedì 22 ottobre 2009

Bulldozer - IX (1988)

 









Tittle tracks:
1. IX 03:37
2. Desert ! 04:3 0
3. Ilona the Very Best02:41
4. Misogynists 03:37
5. Heaven's Jail 02:48
6. Rob Klister 02:00
7. The Derby 04:02
8. No-way 02:59
9. The Vision Never Fades 04:48


Dati tecnici:
GENERE: Thrash
DURATA: 31:02
ANNO D'USCITA: 1988
ETICHETTA: Discomagic

Formazione:
A.C. Wild - Vocals, Bass, Keyboards
Andy Panigada - Guitars
Rob "Klister" Cabrini - Drums

Official website:
http://www.geocities.com/neurodeliri/indexit.html

Recensione:
Dopo aver buttato al vento uno storico contratto con la Roadrunner, i Bulldozer cambiano batterista, sostituendo il dimissionario Don Andreas con il preciso e fulmineo "Klister". Riescono non si sa come ad ottenere un contratto discografico con la casa discografica "Discomagic", operante nel settore disco/dance, che a quanto pare aveva deciso di buttarsi nel Metal, visto soprattutto il crescente numero di vendite del genere. Nasce da queste premesse il loro album "IX", con sonorità che si spostano sotanzialmente verso il Thrash, pur mantenendo molto dell'influenza Venom e Motorhead. Questo album dei milanesi e "milanisti" Bulldozer dovrebbe essere di esempio per coloro che vorrebbero suonare questo genere. Apre il lavoro "IX (The 9th circe)" che con un tempo alla dinamite ti entra nel cuore;
subito con un chorus orecchiabile, da cantare insieme al gruppo tanto è coinvolgente, assoli bellissimi, voce incazzata come in tutto l'album. Segue "Desert" canzone molto decisa, con cori Thrash secchi e diretti e assoli sempre molto belli; song da antologia è l'ironica "Ilona The Very Best" dedicata all'indimenticabile porno diva "Cicciolina", veloce come un turbine; eccezionale è l'unica cosa che si può dire. "Misogynist" ha un chorus che sembra un inno nazionale da quanto è ben fatto e tutta la canzone non è da meno, ve lo assicuro, come non lo sono "Heaven's Jail" la corta e spietata "Rob Klister" e la cadenzata e inneggiante "The Derby" con cori da stadio, song dedicata alla squadra del cuore della band: il Milan... (l'unica pecca del gruppo...)"No Away" è un altro bel pugno nello stomaco e poco lascia se non la cenere nel suo cammino. Chiude il lavoro "The Vision Never Fades" apertura oscura e misteriosa per poi prendere potenza e lasciarci annichiliti di fronte a un lavoro che non ha paragoni quasi con nessun altro. I Bulldozer erano grandi esecutori,originali, ironici e istintivi con un intuito e una sincerità che vi lascerà a bocca aperta.

a cura di Guru



Bathory - Bathory (1984)











Tittle tracks:
1. Storm Of Damnation 03:07
2. Hades 02:45
3. Reaper 02:44
4. Necromansy 03:41
5. Sacrifice 03:17
6. In Conspiracy With Satan 02:29
7.Armageddon 02:32
8. Raise The Dead03:42
9. War 02:15
10. (Outro)00:23

Dati tecnici:
GENERE: Thrash Black Metal
DURATA: 26:65
ANNO D'USCITA: 1984
ETICHETTA: Under One Flag

Formazione:
Quorthon : Vocals, guitars
Freddan : Bass
Jonas Åkerlund : Drums

Official website:
http://www.bathory.se

Recensione:
Questo è senza dubbio uno degli album che più hanno ispirato il black metal moderno, pur essendo sicuramente thrash.

Si parte da un intro molto cupo, con un vento di tempesta che soffia e delle lugubri campane che suonano. Tutto questo sfocia in Hades, la prima vera canzone, grezza, tirata e con riff thrasheggianti (come del resto tutto l’album). I testi sono ovviamente cattivissimi, brutali e diretti. La terza traccia è storica, The Reaper, a mio avviso la migliore dell’album, coinvolgente e con un riff da incorniciare. La segue Necromansy, altra perla dell’album, con assoli tipicamente ottantiani. Le tre tracce seguenti, Sacrifice, In Conspirancy With Satan (coverizzata dai Marduk nell’EP Here’s No Peace) e Armaggedon proseguono un sulla riga delle prime due, veloci, cattive e con batteria che martella. A mio parere la migliore delle tre è Sacrifice. L’altra grande canzone del disco è Raise The Dead, che parte anch’essa con campane, e prosegue con un mid tempo che prosegue l’atmosfera lugubre creata dai rintocchi del campanile. A 00:39 secondi si sente il batterista Vvornth starnutire (altrettanto famosa è l’intro di Man Of Iron su Blood On Ice, dove si sente il tagliaerba del vicino di Quorthon).

A chiudere l'album c'è "War", canzone su cui c'è poco da dire, violenta e tirata, in stile con quelle che l’hanno preceduta. Gli album dei Bathory sono stati quasi tutti registrati nel garage di Quorthon, ed essendo questo il primo non fa certo eccezione, anzi è addirittura suonato con strumenti vecchi e malridotti (la batteria era composta solo da cassa, rullante e ride) e difatti la produzioneè più da demo che da full-lenght, ma ciò non toglie nulla, anzi, non fa che aumentare la bellezza primitiva di questo disco. Un capolavoro da avere, assolutamente.

a cura di Jacopo

ALICE COOPER - Hey Stoopid (1991)












Tittle tracks:
1. hey stoopid
2. love's a loaded gun
3. snakebite
4. burning our bed
5. dangerous tonight
6. might as well be on mars
7. feed my frankenstein
8. hurricane years
9. little by little
10. die for you
11. dirty dreams
12. wind-up toy

Dati tecnici:
GENERE: Hard Rock
DURATA: 00:56:14
ANNO D'USCITA: 1991
ETICHETTA: Epic records

Formazione:
Alice Cooper - Voce, Armonica
Stef Burns - Chitarra
Hugh McDonald - Basso
Mickey Curry - Batteria

Contributi:
Joe Satriani - Chitarra nelle tracce 1, 4, 7, 9, e 12
Vinnie Moore - Chitarra nelle tracce 8 e 11
Steve Vai - Chitarra nella traccia 7
Slash - Chitarra nella traccia 1
Nikki Sixx - Basso nella traccia 7
Mick Mars - Chitarra nella traccia 10
Ozzy Osbourne - Voce nella traccia 1

Official website:

Recensione:
Dopo un periodo di crisi compositiva, l'oscura stella dell'hard rock americano, Alice Cooper, si risolleva con questo strepitoso album, arricchito dalla partecipazione di guitar-hero come Steve Vai, Joe Satriani, Vinnie Moore, Slash e Ozzy Osbourne nelle backing vocals. Il risultato è un album melodico ma molto molto coinvolgente, che fin da subito ha ottenuto grande successo. La tittle-track apre bene l'album, facendo persino riflettere con un testo a sfondo sociale, intrisa di critica verso coloro che definendosi suoi fans prendono troppo sul serio il suo messaggio, finendo per confondere realtà e finzione.

Molto melodiche le successive "Love's a Loaded Gun" e "Sankebite", mentre con "Burning Our Bed" abbiamo una ballad hard rock molto malinconica nell'esecuzione stilistica.
La voce un pò maligna e accattivante del caro vecchio Cooper la si ritrova nella successiva "Dangerous Tonight", che è sicuramente uno dei brani più belli dell'album, melodica ma base strumentale più netta e graffiante.
"Might As Well Be On Mars" è lenta e strisciante ma tocca acumi lirici molto profondi, con un pathos
davvero elevato. "Feed My Frankenstein"(scritta assieme ai Zodiac Mindwarp), "Little By Little" e "Dirty Dreams" sono un passo nel vuoto sui temi horror tipici dello stile di Alice Cooper.
L'album si conclude con "Die For You"(con Nikki Sixx e Mick Mars dei Motley Crue), "Dirty Dreams" e "Wind - Up Toy" che sempre molto melodicamente raccontanto incubi agghiaccianti.
Un ottimo album che qualsiasi estimatore della buona musica dovrebbe avere nella sua collezione, in particolare i fans della strega Alice.

a cura di Arthur McPaul

ABHOR - Vehementia (2005)



Tittle tracks:
1. Ignis Sulphuris
2. Evocative prayer to Lilith
3. Garden of the Philosophers
4. Monarch of Lie
5. Fabled Ceremony
6. Rivers of Incense
7. Principium Ater
8. Shamhain (Umbrae Ritualis)

Dati tecnici:
GENERE: True Black Metal
DURATA: 38:59
ANNO D'USCITA: ottobre 2005
ETICHETTA: The Oath

Formazione:
Ulfhedhnir: vocals
Domine Saevum Gravem: guitars Kvasir: bass
Ahrjin: drums

Official website:
http://www.legioneocculta.com

Recensione:
Gli Abhor sono una delle formazioni storiche del Black Metal italiano. Attivi già dagli anni '90, hanno pubblicato nel 2005 il loro nuovo album intitolato "Vehementia", che propone 7 tracks più intro strumentale di potente Black Metal vecchio stampo. Il lavoro si presenta bene già grazie al bellissimo digipack cd, dotato di un artwork davvero eccezionale. Foto esoteriche e testi all'interno, arricchiscono e intensificano il loro messaggio, che non vuol essere essere solo adorazione del Maligno, ma anche riflessione e ricerca di grande e intensa spiritualità . Musicalmente la band adopera suoni molto grezzi e rocciosi, registrati al meglio in modo da non offendere i cultori del sound "grezzo-ma-che-si-capisca...". In sottofondo, ci sono anche tocchi sulfurei di tastiere, che però non contraddicono quanto appena detto, ma che anzi, creano atmosfera al sound. I giri sono sempre molto semplici ma riescono più di ogni altra complessa soluzione a dare grande bellezza alle canzoni. La particolarità di questo album è infatti la sua grande orecchiabilità , riesce subito a piacere e ad essere "familiare" evitando di annoiare. Sicuramente tale lavoro di produzione è¨ il frutto della grande esperienza e dedizione della band, ma anche della loro attitudine pienamente consona al genere proposto.
L'intro "Ignis Sulphurus" è innnanzi tutto una piccola perla "esoteric-ambient" che apre in modo occulto le porte di quello che sarà l'inferno. Come vi dicevo infatti riff rocciosi di chitarra e la voce grave di Ulfhedhnir ci fanno capire fina da subito che c'è grande violenza sonora e impatto.  Lo screaming demoniaco scuarcia senza pietà, mentre un drumming serrato scandisce il tempo con grande cadenza dall'inizio alla fine. "Evocative Prayer to Lilith" è seguita da "Garden of the Philosophers" che è aperta da un breve intro di canti monasteriali stile "Officium". E' il pensiero di un adepto che ragiona sulla natura del creato, rendendosi conto che la via del Caos è quella più plausibile, di fronte ai misteri insormontabili della vita e del cosmo. L'arte, o meglio l'artificio, è la risposta ai perchè e all'alchimia degli elementi.   "Monarch of Lie", altra bella e oscura track, ci parla del monarca della menzogna e delle sue illusioni, mentre "Fabled Ceremony" colpisce da subito per l'estrema melodia dello screaming, dell'energia negativa che infonde ad ogni cambio e presenta la prima sostanziale parte rallentata del cd, che sfocia nel corpus centrale ricco ancora di potenza e giri molto d'impatto A cassa fissa il finale poi scivola via nella successiva "Rivers of Incense". Anche qui siamo di fronte ad una song d'impatto che diffcilmente potrete dimenticare, in cui screaming demoniaci offuscano una parte centrale  lenta e pensante.  "Principium Ater" ha delle parti vocali molto effettate, quasi a mostrare la bestiale ivocazione a Satanas, ripetuta più volte nel ritornello. Pezzo devastante.  Sulle note poi dell'ultima "Principum..." si conclude questa prova di forza della band padovana, che pur non essendo un album innovatore e rivoluzionario, testimonia il livello e lo stato di grazia del Black italiano in una fase in cui quello mondiale sta calando di intensità.
Gli Abhor ora forse salgono definitivamente sul trono italiano del Black Metal.

a cura di Arthur McPaul


1. Ignis Sulphuris
2. Evocative prayer to Lilith
3. Garden of the Philosophers
4. Monarch of Lie
5. Fabled Ceremony
6. Rivers of Incense
7. Principium Ater
8. Shamhain (Umbrae Ritualis)


Dati tecnici:

GENERE: True Black Metal
DURATA: 38:59
ANNO D'USCITA: ottobre 2005
ETICHETTA: The Oath


Formazione:

Ulfhedhnir: vocals
Domine Saevum Gravem: guitars Kvasir: bass

Ahrjin: drums


Official website:
http://www.legioneocculta.com

ANTHRAX - Among the Living (1987)



Tittle tracks:
1. Among The Living 05:16
2. Caught In A Mosh 02:43 05:00
3. I Am The Law05:54
4. Efilnikufesin (N.F.L) 04:55
5. A Skeleton In The Closet 05:29
6. Indians 05:41
7. One World 05:56
8. A.D.I. / Horror Of It All 07:49
9. Imitation Of Life 04:22


Dati tecnici:
GENERE: Thrash Metal
DURATA: 50:22
ANNO D'USCITA: 1987
ETICHETTA: Island Records

Formazione:
Charlie Benante - Drums
Dan Spitz - guitars
Scott Ian - Guitars/Vocals
Joey Belladonna - vocals
Frank Bello - Bass

Official website:
http://www.anthrax.com

Recensione:
Facciamo un gioco: prendete un ebreo (Ian), tre italiani (Benante, Belladonna e Bello) e un nano (Spitz), catapultate questo assortito quintetto umano nella New York del 1986 (sebbene il disco in questione verrà pubblicato solo un anno dopo la sua preparazione) e a tutti date musicalmente un background musicale che và dal metal classico orgogliosamente british, all’hardcore americano piu marcio e duro. Infine donate a tutti loro una tecnica strumentale fuori dal comune. Cosa??? Bravi !!!!!! esatto!!!!! Avete ottenuto uno degli album più spaccaculo che la storia metal abbia mai partorito: Among The Living, terzo lavoro studio griffato Anthrax.

Questa   perla nera del metal, datata 1987, racchiude in se l’essenza stessa della nostra musica preferita e del genere thrash in particolare, essenza che prende vita mischiando giochi chitarristici veramente d’alto livello, dove ritroviamo il lato più propriamente classico degli Anthrax (sentite gli armonici iniziali di INDIANS, che sembrano presi da uno qualsiasi dei lavori degli Iron Maiden, e coi quali anni dopo gli inglesi Carcass inventeranno un genere che farà la sua fortuna in Svezia…..) a durezze ‘core inenarrabili, tipiche della scena ibrida della grande mela, partiture speed che esplodono sparate a mille e che prendono in contropiede l’ascoltatore, quando il rammollimento, che li ha colti con la venuta di Bush alla voce, era ancora ben lungi dall’avvenire.

In tutto il lavoro non c'è un solo pezzo brutto, una caduta di tono, un riempitivo: ogni pezzo sprigiona una carica distruttiva degna di un album che resta il capolavoro di una delle 4-5 bands Thrash più¹ importanti di sempre.

Uno degli aspetti peculiari di questo album è sicuramente quello dei temi trattati nei testi, mai banali o pallosamente di maniera, ma, forse per la prima volta nel metal, pieni di riferimenti culturali e letterari, dai racconti di Stephen King ai personaggi dei fumetti, passando per il genocidio dei pellerossa, critica storico-sociale probabile reminescenza dell'attitudine hardcore dei componenti.

Indubbio valore aggiunto di questo disco sta, a detta di chi scrive, nella potente produzione, cosa per l'epoca non comune (e spesso non possibile), che fa si che ogni strumento renda pan per focaccia all'ascoltatore, dalla pesantezza delle chitarre al suono macinasassi della batteria.

Se proprio va trovato un difetto in questo lavoro lo si può cercare nella voce di Joey Belladonna, cantante molto dotato ma che presenta un tono forse troppo operistico per le pesantissime melodie del combo italo-americano, cosa che fa sembrare spesso il cantato quasi alieno dal tutto.

Anthrax: venti anni  fa quasi unico orgoglio tricolore del metal, quando ancora il successo internazionale di Lacuna Coil e Rhapsody era solo il sogno di qualche metallaro italiano nazionalista.

Valutazione: una pietra miliare del Metal!

a cura di Algiroide

mercoledì 21 ottobre 2009

Arthur McPaul - Iside Mater Dei (2007)




TITTLE TRACKS:

01 Invocation (03:15)



02 Dark lands (03:37)



03 Vampires (04:01)



04 Gates of Death (02:57)



05 Evil Blood (01:47)


06 Mournful Love -new edition- (03.12)