giovedì 22 ottobre 2009

ANTHRAX - Among the Living (1987)



Tittle tracks:
1. Among The Living 05:16
2. Caught In A Mosh 02:43 05:00
3. I Am The Law05:54
4. Efilnikufesin (N.F.L) 04:55
5. A Skeleton In The Closet 05:29
6. Indians 05:41
7. One World 05:56
8. A.D.I. / Horror Of It All 07:49
9. Imitation Of Life 04:22


Dati tecnici:
GENERE: Thrash Metal
DURATA: 50:22
ANNO D'USCITA: 1987
ETICHETTA: Island Records

Formazione:
Charlie Benante - Drums
Dan Spitz - guitars
Scott Ian - Guitars/Vocals
Joey Belladonna - vocals
Frank Bello - Bass

Official website:
http://www.anthrax.com

Recensione:
Facciamo un gioco: prendete un ebreo (Ian), tre italiani (Benante, Belladonna e Bello) e un nano (Spitz), catapultate questo assortito quintetto umano nella New York del 1986 (sebbene il disco in questione verrà pubblicato solo un anno dopo la sua preparazione) e a tutti date musicalmente un background musicale che và dal metal classico orgogliosamente british, all’hardcore americano piu marcio e duro. Infine donate a tutti loro una tecnica strumentale fuori dal comune. Cosa??? Bravi !!!!!! esatto!!!!! Avete ottenuto uno degli album più spaccaculo che la storia metal abbia mai partorito: Among The Living, terzo lavoro studio griffato Anthrax.

Questa   perla nera del metal, datata 1987, racchiude in se l’essenza stessa della nostra musica preferita e del genere thrash in particolare, essenza che prende vita mischiando giochi chitarristici veramente d’alto livello, dove ritroviamo il lato più propriamente classico degli Anthrax (sentite gli armonici iniziali di INDIANS, che sembrano presi da uno qualsiasi dei lavori degli Iron Maiden, e coi quali anni dopo gli inglesi Carcass inventeranno un genere che farà la sua fortuna in Svezia…..) a durezze ‘core inenarrabili, tipiche della scena ibrida della grande mela, partiture speed che esplodono sparate a mille e che prendono in contropiede l’ascoltatore, quando il rammollimento, che li ha colti con la venuta di Bush alla voce, era ancora ben lungi dall’avvenire.

In tutto il lavoro non c'è un solo pezzo brutto, una caduta di tono, un riempitivo: ogni pezzo sprigiona una carica distruttiva degna di un album che resta il capolavoro di una delle 4-5 bands Thrash più¹ importanti di sempre.

Uno degli aspetti peculiari di questo album è sicuramente quello dei temi trattati nei testi, mai banali o pallosamente di maniera, ma, forse per la prima volta nel metal, pieni di riferimenti culturali e letterari, dai racconti di Stephen King ai personaggi dei fumetti, passando per il genocidio dei pellerossa, critica storico-sociale probabile reminescenza dell'attitudine hardcore dei componenti.

Indubbio valore aggiunto di questo disco sta, a detta di chi scrive, nella potente produzione, cosa per l'epoca non comune (e spesso non possibile), che fa si che ogni strumento renda pan per focaccia all'ascoltatore, dalla pesantezza delle chitarre al suono macinasassi della batteria.

Se proprio va trovato un difetto in questo lavoro lo si può cercare nella voce di Joey Belladonna, cantante molto dotato ma che presenta un tono forse troppo operistico per le pesantissime melodie del combo italo-americano, cosa che fa sembrare spesso il cantato quasi alieno dal tutto.

Anthrax: venti anni  fa quasi unico orgoglio tricolore del metal, quando ancora il successo internazionale di Lacuna Coil e Rhapsody era solo il sogno di qualche metallaro italiano nazionalista.

Valutazione: una pietra miliare del Metal!

a cura di Algiroide

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